G.C. †

May 1, 2012 by admin2

G. C., divorziato, con due figli, dopo la morte della madre e la separazione dalla moglie ha sofferto giorni terribili.  L’uomo, a quanto sembra, prima di morire, avrebbe telefonato alla famiglia che vive nel nord Italia, parlato con uno dei figli, dicendogli che non avrebbe più potuto mandare alla mamma ed ex moglie i soldi necessari per il loro mantenimento.

Gary Jenkins †

April 10, 2012 by admin2

Prima di suicidarsi ha lasciato un ultimo messaggio su FaceBook:

“Cambiate il sistema perché i papà abbiano la loro metà dei diritti.

I papà non hanno possibilità, anche quando sono i migliori papà.

Mi mancherete moltissimo, spero che siate felici e ricorderete i momenti belli passati assieme”.

4000 uomini si suicidano ogni anno in UK: un aumento del 70% in meno di un decennio.  RealFathersForJustice definisce “femminista” e “nota per sentenze assurde” la magistrata della città dove viveva il papà che si è suicidato.

Fonte: http://www.realfathersforjustice.org/news/index.php?itemid=676

 

Steven Watkins †

April 1, 2012 by admin2

Un papà che combatteva per la figlia.

Quando il Tribunale ha stabilito che aveva diritto ad accudire la piccola e si è recato nella casa della ex a prenderla è stato ucciso con un colpo di pistola in testa.

La nonna materna si è assunta la responsabilità ed è stata condannata per l’omicidio.

La bambina è stata lasciata presso la madre, che impedisce le visite dei nonni paterni.

Fonti:

http://www.stevenwatkins.blogspot.it

http://www.sj-r.com/top-stories/x1381030605/Jury-deliberations-under-way-in-Skinner-murder-trial?zc_p=3

http://www.sj-r.com/top-stories/x241583911/Psychologist-suggests-slain-mans-daughter-should-not-visit-grandparents

 

Marco

March 29, 2012 by admin2

Rai2.

Una bambina portata dalla madre separata 600 km lontano dal suo papà.

Nessuno la ha protetta.

Un papà costretto a trasferirsi al sud pur di stare con la figlia.

Ma la ex e la suocera fanno partire una falsa accusa di pedofilia, che servirà a separare papà e bambina per 7 anni.

Nessuno la ha protetta.

I falsi abusi si sarebbero consumati in una vasca arancione: 7 anni ci sono voluti per stabilire che era tutto falso, che quella vasca neanche esisteva.

Una bambina costretta a crescere con dei mostri.

Occorre intrordurre la pena di morte per le pedo-calunniatrici, e fermare i loro atti pedo-criminali prima che la gente si faccia giustizia da sola e protegga i bambini abbattendole, attivando protezioni efficaci ma legali per i bambini, vittime innocenti di queste spietate criminali che usano il sistema giudiziario per abusare dei figli.

Occorre denunciare ex art. 40 del codice penale gli operatori di giustizia che si lasciano usare dalle pedo-calunniatrici, magari commettendo in buona fede gravissimi errori, che di fatto significano aiutarle a realizzare i loro progetti pedo-criminali: appropriarsi di piccoli esseri umani innocenti a costo di devastarli.

Occorre che i loro avvocati vengano denunciati per concorso in maltrattamento su minore ed i loro nomi associati all’infamia con cui si sono arricchiti.

Ma Marco venne sbattuto in prima pagina come mostro, ed oggi la RAI non ha il coraggio di fare il nome della pedo-calunniatrice.

Paolo Sgorlon

March 18, 2012 by admin2

Mai avrei immaginato di dover descrivere la mia nuova vita: quella del padre separato. Perlomeno non in questi termini. Di certo non pensavo sarei entrato in un girone infernale, in cui io e mia figlia che al tempo aveva 10 anni siamo stati spinti. Una storia che, a posteriori, avrei scoperto simile a tante altre di padri come me.

Una storia in cui la separazione da consensuale diventa causa e in cui mi son ritrovato ben presto a dover dimostrare di essere un buon genitore, mentre una donna lo è evidentemente per definizione. Oltre a questo il Giudice sentenziò che, oltre a mia figlia io debba mantenere anche la ex, donna che lavora, e mica casalinga, mica disoccupata. Un contratto a tempo indeterminato. Io sono un impiegato di banca con uno stipendio normale.

“Signor Sgorlon, lei lavora in banca, si faccia trasferire, vicino casa per risparmiare le spese…”

Sono schifato, che giustizia è mai questa che permette violenze psicologiche sui nostri figli, che saccheggia patrimoni perché qualcuno (sempre la donna) deve mantenere il suo tenore di vita, mentre qualcun altro (sempre l’uomo) viene mandato sul lastrico. Quale giustizia se ti sbattono fuori casa tua senza darti possibilità concrete di rifarti una vita?

In questa distruzione di affetti e legami, scopro che la legge  sull’affido condiviso (54/2006) viene sistematicamente disattesa dalla magistratura che l’ha stravolta e non la applica. La legge mette al centro i figli: prevede che abbiano il diritto di frequentare entrambi i genitori per lo stesso tempo, ma per un giudice 5, 6 giorni al mese con il padre sono un corretto bilanciamento. Sempre loro, i figli, devono essere accuditi e mantenuti da entrambi i genitori:in una parola il mantenimento deve essere diretto, l’assegno sparisce se non in casi di effettiva disparità di reddito. Eccoli qua, i nostri Giudici ci fanno sempre pagare assegni che, calcolati sul nostro 730 e non sui bisogni dei figli, altro non sono che redditi mascherati ed esentasse a favore della madre che non deve rendicontare le spese a fine mese.

La legge invece, non prevede invece nessun Genitore collocatario prevalente. Questa figura che i giudici hanno tirato fuori dal cilindro, non ha nulla a che vedere con il ‘condiviso’. Ma questa ‘figura’ ha il beneficio della casa coniugale per un tempo indefinito. L’usufrutto è legato all’indipendenza dei figli, non alla loro maggiore età. E questo privilegio viene sempre assegnato alle donne, indipendentemente da chi sia il proprietario dell’immobile.

Ed ecco la crisi che aggrava situazioni difficili, padri separati che frequentano i ‘ristoranti’ della Caritas, che non arrivano a fine mese tra mantenimenti affitti e nuove spese. Perché il mantenimento va pagato sempre e comunque,anche se ci sono problemi di lavoro. E bisogna  sperare che la ex non perda il suo di lavoro, perché la sua cassa integrazione siamo noi.

E attorno a noi c’è il silenzio.

I diritti di coppie di fatto,gay, carcerati, immigrati sono sui giornali tutti i giorni, noi siamo invisibili. Mentre Grillo urla in tv del diritto alla casa per tutti,per noi basta una riga di una sentenza per cancellare questo diritto. Anche se è casa nostra. La casa con tutti gli arredi è assegnata alla donna, mentre l’uomo deve uscire in 30 giorni,con i soli effetti personali. Siamo centinaia di migliaia, in aumento vertiginoso. Non si tratta di casi umani, ma di un vero caso, è un’emergenza sociale.

Donne che rivendicate i vostri diritti ogni 8 marzo e manifestate per la vostra dignità ad ogni piè sospinto, riflettete: quale dignità può rivendicare una donna che vive alle spalle di un uomo anche quando potrebbe lavorare e mantenersi?

Giudici. Le sentenze di separazione che scrivete o frettolosamente omologate, nulla hanno a che vedere con la legge. Rileggete ogni tanto l’articolo 3 della costituzione, ma soprattutto fate il vostro lavoro cioè applicate e fate rispettare la legge. La legge 54/2006 va applicata, non discussa tantomeno snaturata. La legge la fanno i miei rappresentanti in Parlamento. Voi siete funzionari dello stato, in ultima analisi anche nostri dipendenti.

Politici non vi chiedo nulla, negli ultimi anni avete dato uno spettacolo mediamente indecente. L’antipolitica l’avete fatta voi. Facciamo solo un accordo commerciale:do il mio voto a chi si prende carico dei miei diritti. Voglio un Tremaglia per i padri separati. Credetemi, il bacino elettorale è enorme

 

http://nuovistilidivita.corrieredelveneto.corriere.it/2012/03/15/linferno-del-padre-separato-senza-diritti/#more-144

Papà annullato

March 10, 2012 by admin2

Se questo papà usasse la forza per proteggere la figlia dalla madre, visto che lo stato non fa nulla, sarebbe condannabile anche moralmente?

Anonimo, Trento

March 6, 2012 by admin2

Deve pagare troppi alimenti, tenta il suicidio

 

L’uomo di 59 anni di Trento, dipendente dell’Università della città, è stato raggiunto da un avviso di pignoramento dello stipendio emesso dal Tribunale, poiché il figlio, separato dalla moglie, non le aveva più versato gli alimenti stabiliti nell’accordo di separazione e si è reso irreperibile. Perciò la nuora si è rivolta al giudice ed ha ottenuto un provvedimento esecutivo nei confronti del padre del suo ex marito.

Tocca al genitore accollarsi le spese – La legge italiana prevede che in caso di inadempienza da parte del figlio, tocchi al genitore accollarsi le spese e gli alimenti che spettano al figlio coniugato anche se maggiorenne, perciò il caso ha dei precedenti legislativi che il giudice non poteva ignorare. Il problema è che il 59enne è anche lui divorziato e deve già provvedere a pagare gli alimenti alla sua ex moglie nonché madre del separato in fuga.

Voleva buttarsi dal balcone – Appena ricevuta la notifica ritirata presso l’ufficio del giudice per le esecuzioni, l’uomo si è diretto verso il balcone e ha tentato di buttarsi giù ma è stato salvato da un carabiniere che è riuscito a bloccarlo. Il 59enne, che ha una busta paga di 1.200 euro al mese è ora disperato, in quanto non ha modo per sopravvivere.

http://www.newnotizie.it/2012/02/deve-pagare-troppi-alimenti-tenta-il-suicidio/

C. B. †

February 5, 2012 by admin2

Dopo la separazione dalla moglie si era ridotto a vivere nel garage, usando come casa una Lancia Ypsilon, quella in cui è morto.

Solo. Morto in auto. Nel garage in cui viveva da qualche tempo. Nessuna traccia di violenza. Forse lo ha stroncato il freddo. Forse e non solo. Quando i Vigili del fuoco aprono la porta del box, per i soccorritori del 118 non c’è che rassegnarsi all’evidenza. Finisce lì la storia dei giorni di un quarantenne dalla vita difficile. Sarà l’autopsia a chiarire le cause della sua scomparsa repentina quanto silente.

Storia amara dei giorni nostri. In cui i problemi del quotidiano sono acuiti dalla difficoltà dei tempi. Difficoltà familiari ed economiche. Altre che riportano alle categorie dell’anima, alle umane debolezze. Sono circa le 15 quando alla centrale operativa del 118 arriva la richiesta di soccorso e intervento per una persona che vive in un garage, in via Martiri della Libertà. È C. B., di 41 anni. Inutile aggiungere altro in un paese dove tutti conoscono tutti. O quasi.

Vita difficile, la sua. Difficoltà, economiche e non solo, che si sono affastellate fino a squassarne la vita familiare. La moglie da una parte, lui dall’altra. Chiusa la casa di via Lazzaretto, già venduta, dove nella cassetta delle lettere occhieggia corrispondenza abbandonata. Lui a vivere nel garage. In paese ricordano che si era messo in proprio. «Montava porte» dicono i vicini. Poi i giorni della solitudine. Quel box diventa casa per una vita solitaria e agra. Con l’auto che si trasforma nel letto perduto. Per l’ultimo sonno in cui assopirsi, perdersi.
Quando alzano la serranda, lo trovano sulla Lancia Ypsilon: morto. Vigili del fuoco e personale di soccorso cedono il passo ai carabinieri di Ospitaletto. Non c’è nulla che possa far pensare ad altro che ad una morte in cui nessun altro ha avuto parte. Il gelo di questi giorni induce ad introdurre questa tra le cause possibili. Non certa, non unica. Scrupolosi gli accertamenti dei militari dell’Arma, come richiesto dalle circostanze. Ci vuole tempo. Alla fine portano via il corpo, all’Ospedale Civile di Brescia dove verrà eseguita l’autopsia, disposta dal sostituto procuratore Carla Canaia.
Conoscere i «perché» di questa morte in solitudine non servirà a molto più. Quando l’ultimo capitolo è già stato scritto, letta la pagina che chiude. La seconda di copertina copre la parola fine. Storia di vita agra chiusa in silenzio. Piombata in cronaca dall’accorrere di ambulanza, Vigili del fuoco, carabinieri. Richiuso il garage, giù il sipario.

Notizia da http://www.giornaledibrescia.it/in-provincia/sebino-e-franciacorta/solo-muore-nel-garage-a-castegnato-1.1070173.

Immagini tratte da internet non hanno attinenza con la vicenda

 

Paul Pegram †

January 28, 2012 by admin2

Ancora un papà separato che si è tolto la vita nel corso di un caso giudiziario che lo vedeva escluso dalla vita del suo figlio più piccolo.

Paul lascia anche un figlio di 7 anni, ed una figlia che gli era affezionata.

http://www.realfathersforjustice.org/news/index.php?itemid=650

Saverio Galoppo ††††

January 23, 2012 by admin2


«La giustizia che non c’è mi spinge a questo gesto.

Fino a questo momento io ho servito lo Stato»
(Ultima lettera di Saverio Galloppo)  

L’ispettore di polizia Saverio Galoppo, originario di Afragola (NA), 47 anni, presta servizio presso il Commissariato di Genova.  Vive in caserma, dopo la separazione la moglie ha avuto l’assegnazione della casa coniugale e sul mercato del capoluogo ligure l’ispettore non ha risorse per acquistarne o affittarne un’altra.
L’8 luglio 2003 uccide a colpi di pistola la moglie Tina, 43 anni, la figlia Sara di 8, il figlio Davide di 4, e si suicida.
Accusava la moglie di non fargli vedere i figli, anche usando false denunce di maltrattamenti.
Si era difeso con una querela per calunnia, ma il solo fatto di essere indagato per maltrattamenti in famiglia rischiava di compromettere il posto di lavoro.
Secondo le testimonianze raccolte tra colleghi e superiori, poco prima del dramma la moglie gli avrebbe rivolto delle minacce: ti mando sul lastrico, ho preso la casa ed adesso ti tolgo i figli e lo stipendio.
Saverio Galoppo ha lasciato alcune lettere nelle quali spiega i motivi del tragico gesto: lamentava di non poter vedere i figli, per colpa della moglie che li considerava una proprietà esclusiva, e dei giudici che non tengono conto dei diritti dei padri. Le lettere sono state poste sotto sequestro, solo un breve stralcio è stato pubblicato da Il Secolo XIX. Era inoltre disperato perché la moglie aveva deciso di tornare a vivere in provincia di Lecce, portando i figli ad oltre 1000 km da Genova.

Il legale di Galoppo, avv. Piero Angustone, dichiara agli inquirenti che il proprio assistito “viveva con angoscia e tormento il fatto di non poter vedere i figli con assiduità”, a causa delle accuse strumentali di maltrattamenti e dei continui ostacoli costruiti dalla controparte.
Per una singolare coincidenza, i verbali della separazione motivano l’affidamento dei figli alla madre “per evitare violenze”.

Uno dei motivi d’attrito, anche precedente alla separazione, era la difficoltà di occuparsi della prima figlia Aurora, ormai maggiorenne, avuta dal precedente matrimonio: la moglie dell’ispettore mal sopportava la presenza della ragazza in casa.
Galoppo aveva temporeggiato, evitando – anche dietro consiglio del legale – di denunciare i ripetuti incontri con i bambini saltati a causa del veto della ex moglie, nonché di contestare le due querele ricevute per 25 e 12 minuti (venticinque e dodici minuti) di ritardo nel riconsegnarli alla madre.

Aspettava le vacanze estive per poter stare con Sara e Davide, notoriamente il periodo più lungo che un genitore separato può trascorrere con i figli.
Anche le vacanze estive sono saltate: l’ex moglie ha presentato un ricorso – strumentale, a detta dell’avvocato Angustone – per convocarlo in tribunale proprio nel periodo che avrebbe dovuto trascorrere con i figli.

Saverio Galoppo ha saputo il 6 luglio che per l’ennesima volta non avrebbe visto i figli, l’8 luglio ha compiuto la strage e si è tolto la vita.

[Fonte: http://www.psychomedia.it/pm/grpind/separ/ubaldi-nestola.pdf]

[http://www.comunicazionedigenere.net/mobbing-il-caso-galoppo]